Verso un consumo responsabile

Un modello di economia e solidarietà circolare.

L’abbigliamento ha un legame molto profondo con la psicologia umana, con il nostro “essere”, con le nostre emozioni.
Ci sono molte informazioni legate a ciò che indossiamo: attraverso un abito esprimiamo il nostro umore, i nostri gusti, il carattere; per farlo usiamo i colori, i tessuti che scegliamo, i modelli.

Ciò che indossiamo parla di noi, ci aiuta a conoscere gli altri e, soprattutto, noi stessi.

L’abito, in qualche modo, ci rappresenta ed è per questo motivo che la moda si e evoluta nei secoli: è da sempre, nel bene e nel male, lo specchio della nostra società.

Dall’uso si è giunti all’abuso.

E l’abbigliamento diventa un problema, un’emergenza.

L’industria della moda oggi è considerata una delle principali cause della drammatica situazione ambientale e climatica che stiamo vivendo, che siamo chiamati a risolvere.

La fast fashion sta ingoiando il pianeta, i cambiamenti climatici flagellano interi paesi, rischiamo di assistere ad estinzioni di massa, basti pensare allo scioglimento dei ghiacciai e al destino degli animali che ne vivono l’ambiente.

Emergenza climatica, transizione ecologica: si conosce il problema ma qual è la soluzione?

Il modo in cui nella società moderna si gestisce l’abbigliamento, la maniera in cui vengono realizzati gli abiti, le modalità di utilizzo e di smaltimento degli stessi, è diventato tutto insostenibile.

Probabilmente potrà sembrare eccessivo parlare della moda come una “questione sociale” ma i dati sulle conseguenze ambientali sono più che idonei a definirla in tal modo.

È ormai lampante la necessità di un cambio di rotta: uno stravolgimento culturale è ormai indifferibile.

Sentirsi parte del cambiamento per difendere la nostra casa: non uno slogan né un’utopia. È necessità, per preservare il nostro pianeta e lasciare una degna eredità a chi lo vivrà dopo di noi.

La nostra Mission

L’economia circolare non è soltanto una nuova modalità di produzione.

Si tratta di una vera e propria filosofia che mira a recuperare oggetti scartati, ridurre lo spreco, restituire nuova vita a materiale inutilizzabile. 

BENEFIT vuole fare la differenza, diventando protagonista del cambiamento.

Dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile di Agenda 2030, quello che maggiormente riguarda BENEFIT è il dodicesimo (Consumo e Produzioni responsabili), obiettivo non più rinviabile che richiede un immediato cambio di rotta.

A tal proposito le indicazioni sempre più consolidate a livello UE ed internazionale volte alla circolarità, richiedono nuovi modelli di progettazione dei prodotti (per favorire riuso, riutilizzo, recupero, separazione di fibre miste, etc.), riducendo gli impatti ambientali e il consumo di risorse per la sua produzione (meno acqua, meno energia, meno sostanze pericolose, etc.).

I nuovi obblighi che dobbiamo rispettare.

Dal 26 settembre 2020 è operativa la disciplina comunitaria sui rifiuti che, in attuazione delle direttive europee (2018/851/Ue e 2018/852/Ue), detta nuove regole in tema di rifiuti. Si tratta di uno dei decreti di attuazione del cosiddetto «Pacchetto di direttive sulla economia circolare», adottato dall’Unione europea a luglio 2018.

Prima del recepimento della normativa europea, i comuni italiani non avevano nessun obbligo al riguardo e potevano esimersi dall’effettuazione della raccolta differenziata dei tessili. Ora non è più così. Il decreto legislativo dispone che, entro il 2025, la raccolta differenziata della frazione tessile dei rifiuti urbani, oggi su base volontaria, diventi obbligatoria. Con il decreto attuativo, l’Italia ha deciso di imporsi una scadenza anticipata, il 1° gennaio 2022.

moda-rifiuti

I rifiuti della Moda.

Che il recupero dei rifiuti rappresenti oggi un tema urgente, e quindi anche una delle principali tematiche riguardanti l’economia circolare, è evidente dando un’occhiata a ciò che accade agli scarti del settore moda a livello mondiale:

  • l’87% finisce in discarica o incenerito;
  • il 13% rappresenta il materiale riciclato, destinato a prodotti di valore inferiore;
  • solo l’1% viene trasformato in nuovi abiti.

Una situazione che genera ogni anno 16 milioni di tonnellate di rifiuti tessili nella sola Unione europea.

Le buone pratiche e i risultati di Benefit.

Secondo l’Università di Copenhagen, i cui dati sono citati e rielaborati nel rapporto “L’Italia del Riciclo 2011”, 1 kg di abiti usati raccolti riduce di:

3,6 kg

l’emissione di CO2

6000 lt.

il consumo di acqua

0,3 kg

l’uso di fertilizzanti

0,2 kg

l’uso di pesticidi

Benefit ha realizzato, testato e avviato un modello sostenibile di economia e solidarietà circolare, scalabile e replicabile, basato su un rigido codice etico di condotta. Lo scopo è riciclare facendo del bene al prossimo, cercare di vivere in un mondo migliore facendo del bene anche al nostro pianeta.

Tutti i numeri del 2019

Cooperativa sociale Benefit
C.F. e p. IVA 03718540838
iscr. REA ME n. 256039
Via La Farina 141
98123 Messina

Codice etico

Contattaci